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 Antonio Piromalli  

  

L'inatteso annuncio a Maropati durante la commemorazione dello storico della letteratura
Lo strano ricordo di un Maestro
Messo in discussione il lavoro di Piromalli su un inedito di Seminara
Il professore Antonio Piromalli al microfono;

di C. Adriana Cordiano (Il Quotidiano 25/6/2004)


MAROPATI - Sabato 23 giugno, a Maropati, si è tenuta una cerimonia per ricordare il prof. Antonio Piromalli ad un anno dalla morte avvenuta a Polistena il 7 giugno del 2003. Un'iniziativa che, promossa dalla Fondazione " F. Seminara", ha registrato gli interventi di alcuni professori del Comitato Scientifico di quell'Ente Culturale: Tommaso Scappaticci, e Carmine Chiodo, impegnati e sensibili discepoli di Piromalli, che si sono intrattenuti su alcuni suoi aspetti di studioso e di divulgatore e promotore di cultura; Pasquino Crupi, presidente della Consulta Regionale per i Beni Culturali, che ha proposto all'attenzione del pubblico alcune interessanti riflessioni sui concetti- guida presenti in Piromalli per quanto riguarda la letteratura calabrese, della quale, egli per primo, tracciò un profilo storico completo e unitario nel '65; Aldo Maria Morace, che è anche presidente della Fondazione "C. Alvaro". Doverosamente presente il figlio del professore, Lanfranco Piromalli, che, a fine cerimonia, visibilmente commosso, ha ricevuto dalle mani del neoeletto sindaco del paese, Eugenio Gallizzi, una targa commemorativa realizzata da Gerardo Sacco.
Fin qui sembrerebbe una cronaca molto normale di una delle tante cerimonie, promosse in tutta Italia, per commemorare uno studioso ed un ingegno della cultura letteraria come Antonio Piromalli. Ma, purtroppo, non è andata solo così. Perché ad un certo punto, tra un intervento e l'altro, siamo venuti a sapere, dalla bocca di chi gestisce la Fondazione in qualità di presidente, che si sta preparando la pubblicazione di un altro inedito di Fortunato Seminara, " Terra Amara", curato e prefato a suo tempo proprio dal Professore Piromalli; che il testo però, ad una diligente lettura del Comitato, appariva in alcuni tratti carente di " nessi" " ( preciso che si tratta della terza stesura del romanzo, ossia l'ultima, quella voluta dallo stesso scrittore e ottenuta limando e sfrondando le stesure precedenti, secondo i consigli degli editori ma anche di prestigiosi estimatori della sua opera, della statura di Calvino per intenderci), al punto di mettere a dura prova i professori e lui stesso, impegnati fino a poco prima della cerimonia nella ricerca delle "connessioni"; che il lavoro da portare avanti e completare in tale senso, era stato affidato ad un professore del Comitato Scientifico che, volenteroso e competente, si era reso disponibile; ecc. Non so quanti tra i presenti abbiano, a questo punto, colto la gravità di quanto era stato affermato e quanto profonda fosse stata l'offesa arrecata, con "comunicazioni " così disinvolte e reboanti, a colui che si stava in quel momento commemorando. Non è sfuggita a me che, per sventura degli organizzatori, sono stata protagonista, in prima persona, dei primi cinque anni di vita della Fondazione e quindi avevo, ed ho, piena coscienza di quanto realizzato in quel tempo, anche a livello di pubblicazioni.
L'inedito "Terra Amara" ha fatto parte del primo pacchetto di inediti affidati alla casa editrice Pellegrini, insieme a "L'Arca" e "La Dittatura" ( in un secondo tempo concedemmo la pubblicazione di tutta l'opera dello scrittore ). La cura e la prefazione dei tre inediti furono concordemente affidati al professore Piromalli, né poteva essere altrimenti. Furono anche scelte le stesure per la pubblicazione ( per ogni romanzo ne esistono almeno tre) tenendo conto, giustamente e doverosamente, dell'ultima visto che lo stesso Seminara quella aveva mandato, perché fosse pubblicata, alle diverse case editrici " del nord". Ciò è valso anche per "Terra Amara" che Piromalli ha analizzato e approfondito, confrontando le diverse stesure, soprattutto durante le sue brevi permanenze in occasione delle riunioni del Comitato Scientifico. Scrivendo alfine la sua prefazione e le note al testo ( che, per beffa della sorte, non si trovavano più e che è stata rinvenuta solo qualche mese fa dal figlio, tra le innumerevoli carte lasciate dal professore), e consegnando il lavoro finito all'editore. Per cui, oggi, qualsiasi operazione tendente a rivedere, nel senso di "rimaneggiare", un lavoro affrontato con serietà, rigore e forte partecipazione dal professore Piromalli può significare solo una cosa: ritenerlo non valido né adottabile perché, dovremmo credere, egli non ha saputo vedere i limiti del testo, le "sconnessioni"; così come non li aveva viste Seminara. Al punto da costringere, oggi, altri ad intervenire per renderlo coeso e "connesso"; a maggior ragione ora che Piromalli non c'è più e, io dico, non può più contraddire nessuno. Altro che commemorazione! Ma forse, pensando alle espressioni ad effetto usate abitualmente dal presidente, notoriamente poco aduso a linguaggi di un certo tipo, non si voleva dire questo. Magari si intendeva parlare di una semplice e scontata revisione di bozze piuttosto che di " nessi" da ricomporre, appiccicando pezzi qua e là, come si trattasse di un collage. Ma se bene ho inteso, come credo, che si abbia almeno la correttezza di pubblicare " Terra Amara" senza la prefazione di Piromalli. Perché non si tratterebbe più del suo lavoro ma di un falso, che umilierebbe ed offenderebbe a dismisura lo studioso che egli fu, e non solo.

 

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