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Giuseppe Corica

 

Opera dello scultore Giuseppe corica, eretto a Maropati

Monumento al Soldato Pacifista

di Umberto Di Stilo

 

Non è il classico soldato che, baionetta innestata, è colto nel momento in cui vaMonumento ai Caduti - Maropati all'attacco del nemico o in quello che, nel classico atteggiamento del balilla, sta per lanciare la sua bomba a mano oltre la trincea avversaria. No. Il soldato che lo scultore Giuseppe Corica ha ricavato dal bianco marmo di Carrara e che da qualche mese dà corpo al monumento ai caduti del comune di Maropati, si ispira alla inconsapevole e passiva partecipazione al conflitto con cui quasi tutti i nostri soldati hanno affrontato la guerra. Non avevano alcuna conoscenza delle motivazioni politiche od etniche che l'avevano determinata i soldati che sono partiti per combattere la "grande guerra" e non ne avevano neppure quelli che,  in anni più recenti, sono arrivati fin sul campo di battaglia senza conoscere i motivi per i quali erano costretti a sparare verso il fronte opposto. Nella stragrande maggioranza dei casi, dunque, i nostri soldati andavano al fronte senza conoscere la causa per la quale erano stati chiamati.

Il soldato calabrese, in genere, non ha mai mostrato attitudine all'eroismo ed a "consapevoli" atti di coraggio anche se, non di rado, si è distinto in azioni di particolare pericolosità e ad alto rischio della vita.

Questo è il soldato di Corica; un soldato disarmato il quale più che andare a combattere, reggendo l'asta a cui è fissata la bandiera, sembra correre incontro al nemico per abbracciarlo e ricordagli che i più sani ideali sono quelli che mirano ad affratellare. E per trasmetterci il disagio del militare de il rifiuto della guerra, allo scultore Corica è bastato dare al soldato un'espressione che sa di sbigottimento e di paura e che con la bocca semiaperta, quasi a voler fermare sulle labbra un invito alla pace, sa soprattutto di sofferenza  interiore e di non condivisione di una belligeranza che è dispensiera di distruzioni e di lutti, prima ancora che di disagi e di privazioni.

Il sindaco di Maropati, ing. Franco Mangialavori, al momento dello scoprimento della statua ha detto che "il monumento è originale e non vuole rappresentare l'esaltazione dell'uomo in guerra tant'è che il fante non è armato e non va in combattimento con trionfo, ma è un milite che con dignità si ritira dalla guerra e che, attraverso l'espressione carica di sofferenza, vuole comunicarci che la guerra è la miseria; è il martirio dei suoi caduti; è il sangue versato dai giovani valorosi di Maropati e di tutt'Italia che hanno offerto la loro giovane vita ed il loro futuro agli ideali. Il fante di Giuseppe Corica; vuole rappresentarci una guerra senza armi e senza vincitori; porta con sé solo la bandiera che è il simbolo degli ideali e dei valori perché essa è l'identificazione della patria, della nazione, della famiglia. Il tricolore, insomma, è quel simbolo che bisogna rispettare e difendere come lo hanno sempre difeso i giovani militari italiani e come lo hanno difeso i giovani maropatesi nel corso delle due guerre mondiali e, per ultimo Edoardo Gallizzi, il ragazzo di Tritanti che da militare è morto in servizio di leva nel 1982".

L'artista Corica, guarda la bianca scultura e, con convinzione, ripete a chi gli sta vicino che il suo soldato "è buono" e, come tale, è un antieroe, un pacifista; "un uomo come tantissimi nel nostro paese, incapace di far male ad una mosca ed estremamente rispettoso dei diritti altrui". Il suo, insomma, più che un monumento agli "eroi" di Maropati vuole essere un'esaltazione alla bontà ed ai principi del rispetto reciproco.

"Il secolo che sta per concludersi è stato caratterizzato da forti contrapposizioni ideologiche che nel mondo hanno generato violenze e massacri; ho scolpito l'opera sperando che il nuovo secolo sia diverso per tutta l'umanità", dichiara lo scultore, non staccando mai gli occhi dalla sua opera e ricordando che John Lennon in una canzone asserisce: "Immagina che non ci sia l'inferno sotto di noi ma solo il cielo sopra di noi. Che tutta la gente viva la vita in pace e che non ci sia nessun motivo per uccidere o morire".

A questo pensiero di Lennon, inciso sul marmo alla base del monumento, si è ispirato Giuseppe Corica allorché da un informe blocco di marmo, con pazienza e bravura, ha ricavato le sembianze del suo soldatino. Un soldatino che è stato messo là per non farci dimenticare gli errori della guerra e per farci sentire sempre vive dentro di noi le ragioni della pace, con la convinzione di trovarci tutti i quegli ideali universali che sono alla base della civiltà.

L'opera dello scultore maropatese, pertanto, oltre a ricordare "ai posteri" il sacrificio di quanti sui campi di battaglia hanno perso la vita, vuole essere soprattutto un augurio ed una speranza perché nel mondo ci possa essere un futuro senza odio e senza guerra.

Un futuro di amore e di pace.

 

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